Giovani italiani nati alla fine dell’800, uno pugliese, l’altro piemontese, immigrati negli Stati Uniti, lavoratori, anarchici, giustiziati il 23 agosto 1927 sulla sedia elettrica al termine di un ingiusto, criticabile e non equo processo durato 7 anni, per accuse di rapina e omicidio indizievoli e scarsamente provate. 10 milioni le firme raccolte per la loro liberazione.
Fu il primo caso internazionale che coinvolse l’opinione pubblica.
Nel laboratorio di Storia Viva è raccontata la storia di Nik e Bart affinché la loro eredità morale possa essere trasmessa alle generazioni future.
La FAAR ha curato il recupero architettonico e funzionale del piano ammezzato “ex armeria” all’interno dell’attrattore culturale per eccellenza della città, il Castello Ducale, rendendolo fruibile a tutti e dotandolo di nuovi impianti elettrici ed illuminotecnici oltre alla rete LAN. Grazie a questi interventi è stato possibile riportare in luce alcuni contesti murari non noti che costituiscono elementi utili per la ricostruzione delle fasi costruttive del castello.
Il visitatore è accompagnato attraverso le sale da pannelli didascalici che raccontano in maniera cronologica quanto è accaduto a Sacco e Vanzetti fino al tragico epilogo. Suggestiva l’istallazione artistica multimediale concepita per la torre Nord, la lettura struggente della lettera, forse l’ultima, che Nicola Sacco scrisse a suo figlio Dante poche ore prima di essere “giustiziato”, o meglio ucciso.
Il contributo della FAAR ha riguardato anche la grafica e la comunicazione. E’ stato elaborato un nuovo logotipo del castello ducale e quello del laboratorio di storia, declinato in più versioni, concepito fondendo più fotografie di Nicola e Bartolomeo, senza eccessivi ritocchi, in un’unica immagine così come la loro storia.









